

Il lettore si riferisce sicuramente ai polloni, cioè alle formazioni vegetative che nascono tra fusto e radici, poco al di sotto del livello del terreno. Con il termine succhioni si intendono invece analoghi germogli che sorgono su tronco e grosse branche. La tecnica di controllo illustrata dal lettore impedisce la formazione di polloni sottraendo luce alle gemme e non presenta controindicazioni se non quella di modificare il microclima nella zona sottostante il sacco, con accumulo di calore e umidità, favorendo la permanenza di insetti terricoli e muffe. Queste condizioni potrebbero provocare occasionali danni alla chioma (per esempio attacchi di oziorrinco che rosicchia le foglie), oppure marcescenza nella ceppaia (per esempio carie del legno) se questa presenta zone devitalizzate. Ricordiamo che polloni e succhioni sono indicatori di uno squilibrio tra chioma e radici (per esempio procurato con potature troppo energiche) o di un malessere della pianta e sono di scarsa utilità nell’economia generale dell’albero. Quando l’afflusso di nutrienti dal terreno supera le capacità di consumo della chioma, nuove gemme sono chiamate a schiudere per collaborare allo smaltimento dei nutrienti. Solo a equilibrio ritrovato la produzione di polloni e succhioni diminuirà e aumenterà la produzione di frutti.